sabato, 25 aprile 2009
un bell'articolo di Gennaro Carotenuto contro la faciloneria nella divulgazione storica
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giovedì, 16 aprile 2009
grazie ad una  segnalazione sul ML del circolo Rosselli di Milano:

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in attesa del 25 aprile
di Aldo Aniasi

Il fascismo, il nazismo erano la violenza al servizio degli oppressori e degli sfruttatori, erano il mezzo cui ricorreva chi non voleva cedere propri privilegi, chi si illudeva di poter proseguire in uno sfruttamento dell’uomo sull’uomo, nella rapina imperialistica. Contro chi predicava la razza eletta, contro chi teorizzava l’oppressione, l’espansionismo come metodo di governo, contro chi sognava gli imperi come mezzo di potere e contro chi combatteva per togliere la libertà al popolo spagnolo, gli antifascisti seppero indicare la fratellanza, la solidarietà umana, la libertà, la giustizia, come valori universali, come motivi di unità e di riscatto dalla schiavitù politica e morale.
E su queste basi che è sorta la Resistenza, è su queste basi che si è creata per la prima volta nella storia una reale unità di popolo alla quale hanno dato il loro contributo spontaneo militari, cittadini, uomini, donne, ragazzi, religiosi, persone di ogni condizione e di ogni età, per raggiungere e difendere la libertà, il progresso e la giustizia sociale.Gli eroici scioperi del marzo ’43 quando gli operai nelle fabbriche seppero sfidare la feroce repressione fascista e gli scioperi del ’44 quando sfidarono le SS nonostante i pericoli della deportazione nei lager nazisti dai quali a migliaia non più tornarono; la resistenza dei militari dopo l’armistizio, le azioni dei partigiani nelle montagne e nelle campagne, l’attività in città dei GAP e dei SAP, sono tutti momenti di lotta riconducibili a una matrice comune.
Gli italiani non avevano dimenticato cosa era la libertà, avevano ideali comuni e spontaneamente si schierarono con l’azione dei Comitati di Liberazione Nazionale riconoscendone l’autorità morale e politica, la guida sicura alla lotta per la democrazia. Nel trentennale della Liberazione ricordiamo le unità militari che risposero ai nazisti subito dopo l’8 settembre 1943, gli scontri, gli atti eroici, le fucilazioni di massa, i 9000 morti della Divisione Acqui a Cefalonia e a Corfù, delle Divisioni Regina e Cuneo nell’Egeo, delle Divisioni Granatieri e Piave nella difesa di Roma. Ricordiamo l’eroismo di tanti carabinieri come la medaglia d’oro Salvo D’Acquisto unitamente alle vittime dei nazi-fascisti, insieme ai 50.000 partigiani caduti, ai 45.000 morti del Corpo Italiano di Liberazione Nazionale appartenenti alle Divisioni Legnano, Friuli, Mantova, Cremona, Folgore e Picena, alle decine e decine di migliaia di morti nei campi di concentramento a Buchenwald, a Dachau, ad Auschwitz, a Mauthausen e negli altri numerosi lager ove si esercitò la criminale inumana bestialità nazista. Ricordiamo i fucilati a Fossoli ed alle Ardeatine, gli impiccati, i massacrati in centinaia di piazze d’Italia, la strage di Marzabotto e di tanti altri paesi italiani, i torturati, i 70.000 deportati.
Questo è il tragico bilancio della lotta condotta da tutto il popolo per riaffermare il proprio diritto alla libertà, all’autogoverno, alla democrazia, per riconquistare il rispetto del mondo intero, per avviarsi su una strada di progresso e di giustizia.
Trent’anni fa ci siamo uniti agli altri popoli liberi per una comunità umana pacifica e solidale. La resistenza italiana si è saldata a quella europea per combattere il fascismo e il nazismo che sono un fenomeno internazionale, un pericolo permanente ogni volta che l’egoismo, la cupidigia, i privilegi vogliono impedire il progresso di un popolo. La Resistenza italiana, fatto unitario al quale hanno partecipato uomini di diverso convincimento, ha dunque saputo superare ogni particolarismo per divenire un momento di profonda solidarietà umana. Solidarietà con tutti gli uomini che combattono per la propria libertà contro le discriminazioni, le oppressioni, il razzismo, l’imperialismo, contro tutto ciò che impedisce la libera convivenza umana.
L’Europa negli anni tragici del nazifascismo fu la cavia sulla quale si tentò di sperimentare un disegno di oppressione, di dominio dell’uomo sull’uomo. Ma l’Europa, e con gli europei gli italiani, seppe dimostrare col sacrifico dei propri figli che nulla è più forte dell’aspirazione degli uomini alla giustizia e alla libertà. Il nostro Paese seppe unirsi contro il nazifascismo e seppe trovare l’unità con tutti i popoli che combattevano il disegno mostruoso. Trovammo accanto a noi combattenti per gli stessi ideali gli alleati sovietici, gli americani, gli inglesi, i francesi, gli iugoslavi, i resistenti di tutta Europa.
Così il 25 aprile fu un momento liberatore e di speranza per noi, ma anche per tutti gli altri popoli impegnati nella lotta al nazifascismo. Abbiamo imparato che la pace e la libertà sono beni indivisibili: ogni oppressione, ogni forma di schiavitù sono un insulto a tutto il genere umano. Ogni volta che un popolo ritrova la libertà, tutti siamo più liberi; l’umanità intera ha motivo di gioire.
Ricordo le speranze di quel periodo: certo non si sono tutte realizzate. Ricordo la commozione dei milanesi che si strinsero festanti dopo il 25 aprile intorno ad Antonio Greppi, Sindaco della Liberazione e a Luigi Meda, Presidente del Comitato di Liberazione milanese. Ricordo la speranza che con il fascismo liquidato per sempre fosse scomparsa ogni forma di ingiustizia, di violenza, di sopraffazione. Speranze che si sono spesso scontrate con una dura realtà, con la constatazione che il nostro sistema sociale progredisce troppo poco e troppo lentamente. Lo spirito libertario di allora fatica ancora ad affermarsi nella società civile, nei luoghi di lavoro, nelle città. Il patto unitario ha legato gli uomini della Resistenza e ha reso possibile la Repubblica e la Costituzione che è il documento nel quale è racchiuso il programma popolare e riformatore frutto di quegli anni di lotta. Ma ancora oggi quel programma non è pienamente attuato.
La nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro non riesce a dare vita allo slancio sociale che fu della Resistenza e che si scontra ogni giorno con le vecchie strutture accentrate e burocratiche dello Stato, di quello Stato che ha consentito l’esperienza fascista. La pari dignità sociale per tutti i cittadini, il diritto allo studio, la tutela della salute sono ancora oggi dei programmi incompiuti per i quali è necessaria una più profonda azione riformatrice che deve essere capace di rompere gli schemi e le barriere che ancora ostacolano il progresso del Paese, ed il raggiungimento di una maggiore giustizia sociale. In questi 30 anni molto è stato fatto, ma troppo rimane da fare. La nostra generazione, la generazione dell’antifascismo e della Resistenza, ha assolto ad una funzione storica fondamentale, ha saputo testimoniare il valore insopprimibile della democrazia e della libertà, e in nome di questi principi ha battuto il fascismo di allora ed ha impedito che si realizzassero altri tentativi autoritari, che prendessero corpo altri disegni eversivi.
Siamo però consapevoli che la strenua difesa dei valori della Resistenza, la profonda coscienza comune a tutto il popolo del significato, dell’importanza della battaglia compiuta, non sono sufficienti se ad esse non si accompagna una modifica profonda delle strutture economiche e sociali del Paese che ancora oggi chiede giustizia, chiede democrazia sostanziale.

Gli attentati, le bombe, le stragi, le provocazioni squadristiche di questi anni, di questi giorni, non sono solo l’opera di qualche nostalgico o di qualche folle che crede sia possibile il ritorno ad un passato definitivamente liquidato e sconfitto. Sono il segno che forte è la reazione per il timore che lo Stato si rinnovi, che vi sia un’evoluzione in senso progressista dei rapporti economici e sociali. Contro i tentativi di eversione occorre ritrovare la tensione morale degli anni della Resistenza. Dobbiamo operare per realizzare il programma sociale, nato in quegli anni, rinnovare il patto di identità fra il popolo e lo Stato. Dobbiamo renderci conto che invece in un clima di scoraggiamento, di sfiducia, di incapacità ad operare un deciso progresso sociale, potrebbero trovare spazio le manovre reazionarie e provocatrici, le speranze fasciste: è da questi pericoli che la Repubblica deve difendersi. Combattendo le ingiustizie, i privilegi, riconoscendo pari dignità e pari diritti a tutti i cittadini, si crea la collettività di uomini liberi, si combatte il fascismo di ieri e di oggi. Il fascismo è violenza e ingiustizia: non lo si affronta con la violenza e le aggressioni. Il fascismo è stato vinto 30 anni fa e non può risorgere nella Repubblica democratica, ma deve essere contrastato con un impegno di tutto il popolo.
Contro il rinascere del fascismo sono garanzia la maturità delle giovani generazioni, l’impegno e l’unità del mondo del lavoro, la saldezza e la presenza delle forze armate a presidio delle istituzioni democratiche. La tragica esperienza del 1922 non potrebbe oggi ripetersi perché vi è ben altra coscienza popolare, ben altra forza, ben altra volontà di opposizione. Questo è un dato fermo e rassicurante anche se ciò, se l’impegno sinceramente antifascista delle forze democratiche non può farci dimenticare che quanto è stato fatto non basta, che la Resistenza sarà incompiuta finché non avremo un Paese più giusto, finché non avremo vinto le sacche di povertà e di arretratezza che ancora esistono, finché non avremo rinnovato le strutture dello Stato e abolita la legislazione autoritaria e fascista che ancora sopravvive, fino a che non vi saranno lavoro, scuole, ospedali per tutti gli italiani. Perché queste cose, con la pace e l’indipendenza, sono il contenuto della libertà e della democrazia, sono i programmi per i quali sono morti ed hanno combattuto gli uomini della Resistenza.
E queste cose sappiamo bene che non si ottengono facilmente: occorre battersi, occorre conquistarle con l’impegno di ogni giorno come hanno fatto i partigiani sulle montagne, quelli che si sono battuti in città, nelle fabbriche, i militari che hanno partecipato alla lotta di liberazione: un impegno civile che deve continuare con il contributo delle giovani generazioni, con il loro impegno politico, che è la continuazione delle nostre battaglie di allora. La lotta contro il fascismo nazionale e internazionale che è ingiustizia, che è oppressione, deve essere la lotta senza sosta e senza tentennamenti perché è la lotta per la pace e per l’umanità.
La Resistenza non è un pezzo da museo, non deve essere mummificata, appartiene alla nostra vita, è continuata in questi anni, deve essere un elemento dell’impegno civile di ogni giorno.

25 aprile 1975. Trentennale della Resistenza
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mercoledì, 08 aprile 2009

l'articolo:

Provincia, Edmondo Cirielli il candidato del centrodestra


si  ricorda che Cirielli e' il relatore del vergognoso progetto di legge 1360 che equipara i repubblichini di Salo'  ai partigiani.
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martedì, 07 aprile 2009

E' nato il portale 

no1360.it 

a cura di un coordinamento di associazioni legate alla Resistenza.

contiene anche  una petizione contro la 1360. .

per le varie iniziative  contro la 1360 visitare  il sito nazionale ANPI
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lunedì, 06 aprile 2009
anche quest'anno è possibile donare il 5x1000 all' ANPI.

Come destinare il 5 per mille all'ANPI
(file .pdf)
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sabato, 04 aprile 2009
dal Corriere

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MILANO — Da mezza Europa arriveranno i gruppi dell'estrema destra neofascista. E dall'Europa, ieri, è giunta la più decisa protesta contro il raduno organizzato da Forza Nuova a Milano. Cinquantacinque europarlamentari hanno aderito all'appello dell'Associazione partigiani affinché la riunione di domani sia vietata. Cinquantacinque firme che hanno un peso specifico importante tra le oltre 20 mila già raccolte. Ancor più dura la posizione delle Comunità ebraiche italiane: quell'incontro «è una sfida contro i fondamenti democratici dello Stato italiano». Forza Nuova però rilancia: oltre al convegno «Popoli e tradizione contro banche e poteri forti», ha annunciato, sempre per domani a Milano, altre due iniziative. Una davanti alla basilica di Sant'Ambrogio, l'altra in piazza Affari. Manifestazioni non autorizzate (anche perché non è stato chiesto alcun permesso). Ma che l'area antagonista legge come «l'ennesima, intollerabile provocazione».

Il rischio di tensione resta alto, tanto che il dispositivo di ordine pubblico prevede l'impiego di oltre 1.300 uomini tra polizia e carabinieri. Dovranno isolare l'hotel Dei Cavalieri, in piazza Missori, che ospita il raduno di Forza Nuova, e sorvegliare l'intero centro di Milano per evitare contatti con i gruppi che protesteranno (previsto l'arrivo di 2-4 mila persone). L'Anpi ha invitato la città a «commemorare le vittime del nazifascismo». Ad aprire la protesta in piazza sarà proprio l'associazione partigiani, la stessa con cui sfilò l'allora candidato sindaco Letizia Moratti il 25 Aprile 2006, accompagnando in corteo il padre, medaglia d'argento della Resistenza. Sul raduno di Forza Nuova, il sindaco ha spiegato: «Sono manifestazioni di idee, e salvo che non ci sia un problema di ordine pubblico non mi sento di intervenire».

Il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, chiede però un intervento delle istituzioni contro «un evento pericoloso sul piano ideologico e politico, del quale non viene negata l'ispirazione razzista. I principi della Costituzione, oltre che declamati, devono essere applicati senza incertezze o valutazioni di opportunità». Per evitare la presenza a Milano di Front national, British national party e Proti grammi (cipriota), hanno firmato 55 eurodeputati appartenenti a 5 gruppi parlamentari sui 7 presenti a Bruxelles: «Un messaggio — spiega Vittorio Agnoletto, Prc/Sinistra europea — che testimonia come il sentimento antifascista sia patrimonio comune del continente».

Ieri studenti e centri sociali hanno manifestato davanti alla prefettura, chiedendo che «il convegno eurofascista non abbia spazio». Domani saranno in piazza della Scala con un «happening culturale». E ieri, all'Hotel Dei Cavalieri che affitterà la sala a Forza Nuova, sono arrivate le prime telefonate di disapprovazione. Rispondono all'appello «al boicottaggio» lanciato in Internet.

Gianni Santucci
04 aprile 2009

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giovedì, 02 aprile 2009

Simile e' stata consaegnata al Presidente della Provincia di SA  ed inviata comunicazione dell'iniziativa  al Presidente della Repubblica.



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*A.N.P.I.*

*ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA*

*COMITATO PROVINCIALE DI SALERNO*

*Al Signor Prefetto di Salerno
Dr. Claudio Meoli
Prefettura di Salerno*

* Salerno, 31.03.2009 *

*Ill.mo Signor Prefetto,*

*“Forza Nuova” ha promosso per il 5 aprile a Milano un provocatorio, vergognoso e inaccettabile raduno internazionale nazifascista. *

*Il Comitato Provinciale ANPI di Salerno fa proprio e sottoscrive l'appello, qui allegato, dell'ANPI nazionale e Le chiede di inoltrare al Capo del Governo e al Ministro dell’Interno la nostra richiesta **di vietare il raduno nazifascista di Milano in applicazione delle leggi dello Stato, come recita l’appello dell’ANPI nazionale, nel rispetto doveroso dei valori dell’antifascismo e dei principi e delle norme costituzionali di libertà, democrazia, diritti umani e serena convivenza civile. *

*La nostra Provincia, le Associazioni Partigiane, Combattentistiche e d’Arma, le Organizzazioni Sindacali, con la Sua stessa fondamentale e tradizionale convinta adesione, si apprestano a celebrare il 25 aprile, che pose fine alla dittatura fascista ed alla occupazione nazista. L’impegno comune dedicato alla preparazione di tale celebrazione non può essere compatibile con l’intollerabile offesa alla Città di Milano, Medaglia d’Oro della Resistenza e capitale della Guerra di Liberazione che sarà da noi e da Lei stessa celebrata il 25 aprile.*

*Le chiediamo di farsi portavoce del nostro e del Suo stesso profondo rispetto della legalità, delle nostre Istituzioni democratiche e della nostra Costituzione intervenendo con tutti i mezzi di cui il Suo alto ruolo istituzionale dispone affinché sia vietato il raduno nazifascista di Milano.*

*Poiché grande è la provocazione, tanto più ferma, diffusa e civilmente composta e responsabile deve essere la nostra azione. Per questo, certi della sua accoglienza, inviamo la nostra richiesta anche al Presidente della Provincia di Salerno e facciamo partecipe di questa nostra iniziativa la Segreteria del Presidente della Repubblica. *

*Riceva i nostri saluti e la nostra gratitudine per il Suo impegno per la difesa della nostra democrazia.*

*
Prof.Giuseppe Vitiello
Presidente Comitato Provinciale ANPI di Salerno *
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giovedì, 02 aprile 2009
interrogazione parlamentare del deputato Emanuele Fiano ,  ricevuta stamattina dall'ANPI nazionale

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A.N.P.I.
A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A
COMITATO NAZIONALE
____
00192 Roma – Via degli Scipioni, 271 – Telefoni 06/3211949 – 3212345 –3212807 – Fax 06/3218495
Ente Morale Decreto Luogotenenziale n. 224 del 5 aprile 1945 – c/c p. 36053007 – Cod. Fisc. 00776550584
www.anpi.it - e-mail anpisegreteria@libero.it oppure anpi.naz@libero.it
Prot. 99
Roma, 31 marzo 2009
On. GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica
On. RENATO SCHIFANI
Presidente del Senato
On. GIANFRANCO FINI
Presidente della Camera
On. ROBERTO MARONI
Ministro dell’Interno
On. DARIO FRANCESCHINI
Segretario del Partito Democratico
Il Comitato Nazionale dell’ANPI, riunito a Roma il 31/3/2009, presa
conoscenza della seguente interrogazione del deputato Emanuele Fiano
(esponente del PD), rivolta al Ministro dell’Interno:


«Per sapere–premesso che
il Partito Forza Nuova ha indetto per domenica 5 Aprile prossima una
manifestazione/convegno a Milano, dal titolo La nostra Europa: Popoli e
Tradizione contro banche e usura denominato nel titolo stesso: “un grande
evento politico internazionale”
che vedrà la partecipazione del segretario Roberto Fiore e degli esponenti del
BNP (British National Party) del FN (Front National) e dell'NPD
(Nationaldemokratische Partei Deutschlands) che nel sottotitolo dell’annuncio
apparso su diverse pagine di internet ad opera degli organizzatori si legge:
LE SPRANGHE NON CI PIEGHERANNO;
che il Presidente della Provincia di Milano ha chiesto la convocazione al Prefetto,
al sindaco e al questore di Milano del Comitato provinciale per l’ordine e la
sicurezza in modo da adottare per tempo tutte le misure più opportune per
prevenire e contrastare azioni che potrebbero far vivere a Milano l'ennesima
giornata di tensione e di violenza ricordando cosa successe l’11 marzo del 2006;
che Forza Nuova si ispira in molti scritti all’esperienza della Guardia di Ferro
rumena, il più celebre movimento antisemita rumeno degli Anni Trenta;
che l’NPD è un partito neonazista;
./.
2.
che per esempio i suoi deputati nel parlamento di Sassonia uscirono
clamorosamente dall’aula quando l’assemblea celebrò un “minuto di silenzio” in
ricordo delle vittime di Auschwitz;
che il BNP è un partito neonazista, del quale diversi membri sono stati arrestati in
passato per atti di violenza contro immigrati, persone di colore, militanti di sinistra
ed ebrei;
che nell’Ottobre 1990 furono accusati di razzismo e xenofobia dal Parlamento
Europeo;
che il 14 Dicembre 2004, il suo principale esponente Griffin è stato arrestato per
incitamento all’odio razziale;
che lo stesso ha scontato tre anni di prigione per aggressione ad un insegnante
ebreo;
che il FN è ben conosciuto, e che il suo leader Le Pen ha recentemente
minimizzato l’esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio, e che gran
parte del Parlamento Europeo sta lavorando per evitare che egli possa essere il
deputato anziano che inaugura la nuova legislatura;
che sono innumerevoli gli esponenti di questi partiti ad aver esposto tesi
negazioniste;
che mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 Aprile, giorno
della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città Medaglia
d’Oro della Resistenza partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del
neonazismo europeo.
Se ritenga, che esistano i presupposti sotto il profilo dell’ordine pubblico e del
rispetto dei principi della nostra costituzione per consentire lo svolgimento di tale
suddetta manifestazione».
Pienamente condivide l’interrogazione stessa, nonché le valutazioni e le
preoccupazioni in essa espresse, così chiedendo a sua volta che vengano
assunti dagli organi competenti i provvedimenti necessari per evitare
l’offesa e i rischi connessi all’iniziativa presa in esame.
Il Comitato Nazionale
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postato da: ANPISALERNO alle ore 17:19 | Permalink | commenti
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giovedì, 02 aprile 2009
da ilManifesto

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Non credo che il fascismo sia alle porte. Se le parole hanno un senso, ed è buon uso lasciarglielo, fascismo è quel che abbiamo conosciuto dal 1922 al '43: partito unico che si fa stato, fine delle elezioni e della divisione dei poteri, fine dei sindacati, illegittimità del conflitto di lavoro, fine della libertà di associazione e stampa, razzismo e singolarmente antisemitismo. Un regime del genere è oggi impensabile in Europa. Nell'evocarne golosamente due aspetti, poteri allargati del premier senza il contropotere d'un parlamento e di una magistratura indipendente, Berlusconi ha fatto una gaffe.
Che ne abbia profittato Fini è ovvio. E che lo faccia con l'intenzione di succedergli, tanto più che il Cavaliere non lascia spazio ai suoi, eccezion fatta per Letta, come eminenza grigia capace di tirarlo silenziosamente fuori dai guai, con stile opposto a quello che il boss coltiva per catturare la «gente». E che gli funziona, gli italiani avendo un'antica tendenza a farsi, da popolo, plebe; oggi non più stracciona, ma piccolo e medio borghese, egoista e sorda.
Questa massa sarebbe anche disposta a benedire, come i suoi nonni liberali, un fascismo tale e quale, ma Fini, che è più intelligente, ha capito che non solo sarebbe fuori tempo, ma non è necessario a un muscoloso dominio di classe. Per indebolire partiti e sindacati basta una democrazia elettiva disinnescata da idee forti, un'opinione coltivata con libero zelo dai media all'antipolitica, al decisionismo, ai privilegi e al razzismo; l'antisemitismo, dopo la Shoah e in presenza di Israele, non usa più. Per il resto basta una democrazia presidenziale, tendenzialmente bipolare, tendenzialmente d'opinione, spontaneamente non partecipata con contropoteri più che legittimati ma ridimensionabili in situazioni definite consensualmente di emergenza. Di che altro ha avuto bisogno Bush? Di che ha bisogno Sarkozy, cui de Gaulle ha già fornito nel 1958 quel che Berlusconi vorrebbe, e sta spossessando la magistratura dalla decisione di impostare o archiviare i processi? La democrazia elettiva ha permesso Bevan e Thatcher, Bush e Obama. Può oscillare fra apertura sociale pacifista e repressione sociale bellicista. Senza strappi istituzionali. Dipende dal carattere del presidente.
Fini ha una larga possibilità di farsi strada come più presentabile leader di destra, e Berlusconi ieri lo ha capito. Assisteremo al duello. Almeno finché non si presenterà uno scenario diverso. Oggi non c'è una opposizione capace di imporlo. Non quella moderata, mandata al tappeto da Veltroni e difficilmente resuscitabile dal volonteroso Franceschini e dai suoi modesti secondi ufficiali. Non quella detta radicale, che tutto si propone tranne dare una rappresentatività e qualche ragionevole speranza al blocco sociale dei salariati, dei precari, delle donne più coscienti di sé, dei cattolici non ratzingeriani, dei movimenti. Neppure ora che dentro tutta l'Europa monta la collera dei buttati fuori dal lavoro e dal sostentamento, di una intera generazione di giovani senza prospettiva; una massa che potrà sommarsi o, in mancanza di qualsiasi riferimento, scontrarsi con una immigrazione sicuramente crescente. Mai la sinistra è stata così vergognosamente assente, mai ha così abbandonato la protesta alla sconfitta o a rivolte riducibili a questione di ordine pubblico.
Mai davanti a un sistema sociale incastrato nemmeno dalle sue contraddizioni ma dai più sfacciati e, a quanto pare, incontrollabili imbrogli. A tanto siamo a venti anni dal liberatorio 1989.
postato da: ANPISALERNO alle ore 03:10 | Permalink | commenti
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giovedì, 02 aprile 2009
"Ci sono dei buoni modi per non essere etichettati come fascisti nostalgici, ma come un nuovo movimento regionale, ma sotto sotto rimanere gli stessi"

il video
postato da: ANPISALERNO alle ore 03:08 | Permalink | commenti
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