sabato, 21 febbraio 2009

Nessuno ricorda lo sterminio degli zingari.



Da l'Unità del 31 gennaio 2009 pag.35


Di Dijana Pavlocic

attrice e mediatrice culturale



<<Dalle baracche vedevamo gli ebrei/ colonne incamminate diventare colonne verticali, di fumo./ Erano lievi, andavano a gonfiare gli occhi del loro dio affacciato/ Noi non fummo leggeri, la cenere degli zingari non riusciva ad alzarsi in cielo./ Ci tratteneva in basso la musica suonata e stracantata intorno ai fuochi degli accampamenti./ Noi, zingari d'Europa, da nessun dio presi a sua testimonianza,/ bruciammo senza l'odore della santità,/ bruciammo tutti interi,/ chitarre con le corda di budella>>.



Illustrissimo signor Presidente,

nella Giornata della Memoria le massime autorità dello Stato hanno ricordato la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico. Ma anche il 27 gennaio di quest'anno per noi, zingari d'Italia, nessun riconoscimento istituzionale per i nostri mostri (più di un milione di cui, oltre 500 000 nei campi di concentramento nazisti). Come se non fosse successo, come se non fosse stato anche per loro, come per gli ebrei, la più grande vergogna della storia dell' uomo: lo sterminio su base razziale.

Una vergogna che riguarda anche l' Italia. Nella circolare del ministero degli Interni dell' 11 settembre 1940 è scritto : <<est indispensabile che tutti zingari nazionalità italiana certa aut presunt, siano controllati et rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte ciascuna provincia >>. Cominciarono retate e deportazioni negli oltre 50 campi di concentramento italiani, tra cui: Perdasdefogu in Sardegna, Bojano e il convento di San Bernardino ad Agnone, Gonar, provincia di Udine, Tossicia , provincia di Teramo. E ancora: Viterbo, Montopoli Sabina, provincia di Rieti, Collefiorito provincia di Roma, le isole Tremite, Ferramonti di Tarsia provincia di Cosenza, poi Gries a Bolzano, detta anche <<l'anticamera di Auschwitz>> dove sono morti oltre 20 000 Rom e Sinti.

Lo sterminio i rom lo chiamano Porrajmos: divoramento, distruzione. Un ricordo carico di paura e di dolore, ma anche qualcosa di più perchè non ce lo riconoscono, perchè ignorandolo è più facile aggirare la spinosa questione di tanti “piccoli porrajmos” quotidiani nella segregazione dei “campi monadi” , con le persone discriminate, aggredite con le bombe molotov, linciate sui mezzi pubblici, buttate in strada in pieno inverno con i loro bambini, accusate, come succedeva nel '38 di essere <<delinquenti antropologici>>tutti criminali.

Ricordarlo vorrebbe dire fare in modo che non si ripeta mai neanche una minima parte di questi orrori. Per questa ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente, certi della Sua sensibilità e attenzione, per un gesto di riconoscimento.

L'autrice della lettera è rom e cittadina italiana

postato da: ANPISALERNO alle ore 18:26 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 08 febbraio 2009
da L'Unità


di Gabriella Gallozzi e Guido Albonetti

Voci di donne dalla resistenza. Partigiane, combattenti, ragazze armate testimonianze da salvare, subito perché sono le ultime protagoniste di una stagione di libertà. Come Steven Spielberg ha raccolto nella Shoah foundation le voci degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz così pensiamo necessario raccogliere, in un archivio audiovisivo, i racconti delle donne partigiane di tutta Italia delle quali la storiografia ufficiale poco o niente si è occupata (fondamentale in proposito è "La Resistenza taciuta.  Dodici vite di partigiane piemontesi." di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, con prefazione di Anna Bravo, edito da Bollati Boringhieri nel 2003). Guarda il video.

Racconti filmati da conservare e promuovere a salvaguardia di quella identità femminile che tanto ha giocato nell’ambito della lotta di Liberazione. Ancora oggi le cifre non sono sufficientemente documentate. Eppure i numeri parlano chiaro: 35.000 partigiane nelle formazioni combattenti, 20.000 staffette, 70.000 organizzate in gruppi di difesa. 683 le donne fucilate o cadute in combattimento; 1750 le ferite, 4633 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, 1890 le deportate in Germania. …

“Tornata a casa volevo mantenere la promessa fatta il giorno della Liberazione di far sapere a tutti cosa era accaduto e far si che non venissero dimenticati i milioni di Uomini, Donne e Bambini che morirono in quel mondo fuori dal mondo”…”Incontrammo gli studenti, che dimostrarono una voglia incredibile di conoscere ciò che la scuola e i libri non gli raccontavano”…”Per noi donne era arrivato il momento di smascherare chi voleva screditare il ruolo femminile, il nostro duro lavoro nella Resistenza e nei campi di sterminio”…”Questo è stato ed è il nostro compito, e lo sarà fino alla fine dei nostri giorni”. Anna Cherchi. partigiana combattente – deportata politica a Ravensbrück numero di matricola 44.145-1721.

Da qui prende le mosse l’archivio “Voci di donne dalla resistenza” su cui stiamo lavorando da più di due anni, con l’Associazione culturale Antonello Branca, un primo finanziamento ottenuto dalla Regione Lazio e il patrocinio de L'Unità, di Liberazione e dell'Anpi, ovviamente. Spinti dall’urgenza: le testimoni viventi sono tutte molto anziane. Raccogliere in video le loro storie è una sfida contro il tempo. Per ora abbiamo fatto un “censimento” con una trentina di nomi, raccolti in tutta Italia e ne abbiamo realizzate 14. Senza badare alla “notorietà” dei personaggi poiché il nostro obiettivo è raccogliere la memoria più vasta di questa pagina di storia, alla quale anche “l’umile contadina, offrendo un piatto di minestra o curando i feriti ha contribuito in modo determinante rischiando la vita”, come racconta Walchiria Terradura, comandante del gruppo Settebello della brigata Garibaldi-Pesaro.

Le videotestimonianze saranno raccolte e catalogate in un portale dedicato, in cui destinare le informazioni di tutto quello che esiste sull’argomento donne e resistenza: film, documentari, interviste originali realizzate dal dopoguerra, fotografie, libri e memorie. Materiali “depositati” nei tanti archivi d’Italia ma mai messi in “contattato” tra di loro. Tutto questo servirà da fonte informativa per “rintracciare i luoghi della memoria” a disposizione di studenti, ricercatori e documentaristi. Un flusso di conoscenze per tenere insieme la memoria di ieri e di oggi. Per esempio: dal documentario di Liliana Cavani, “Donne nella resistenza” del ’64 a “Staffette” di Paola Sangiovanni del 2006. Quest’ultimo mette insieme i racconti di quattro staffette piemontesi (Claudia Balbo, Anna Cherchi, Marisa Ombra e Nicoletta Soave) a confronto con una memoria che non è quella immutata delle diciottenni di allora, ma di donne ormai anziane – due di loro sono scomparse negli ultimi tre anni - e padrone di una diversa consapevolezza della storia.

Gabriella Gallozzi e Guido Albonetti

04 febbraio 2009

postato da: ANPISALERNO alle ore 23:11 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 03 febbraio 2009
La presentazione di una legge (1360) in Parlamento che parifica mediante la decorazione del Tricolore i combattenti per la Libertà e i fascisti asserviti ai nazisti; la improprietà del linguaggio della politica del centro destra e la sua confusione strumentale e falsificante della storia del '900 e della Guerra di Liberazione inducono le associazioni della Resistenza, i partiti che derivano dal CLN,  sindacati dei lavoratori, l'ARCI, associazioni e movimenti della società civile a denunciare con sdegno la provocazione antistorica e offensiva nei confronti del popolo italiano.
Un'assemblea popolare indetta per il giorno Sabato 7 febbraio 2009 alle ore 10:00 nel Teatro Italia, via Bari 18 - Roma , riaffermerà i valori della Costituzione nata dalla Resistenza e rinnoverà il ricordo delle vittime dovute al nazifascismo.
postato da: ANPISALERNO alle ore 18:28 | Permalink | commenti
categoria: